Alcuni grandi uomini della modernità sono scappati dall'Occidente "civile" per cercare l'autenticità nell'altrove e nell'altro-da-sé, sia fisicamente sia astrattamente (cito a memoria Maxime DuCamp, Rimbaud, Lawrence, Gauguin, Picasso, fino a Boetti, etc.). Si può oggi avere e custodire quei sentimenti di insoddisfazione - solo, il rigetto è impossibile in quanto occidentali e comunque i "migliori" - in un mondo globalizzato?
Se l'uomo e la donna occidentali non possono assolutamente prescindere dal loro pesante bagaglio culturale; se Pechino o Tokyo o Shangai o Buenos Aires non sono più l'Altro, sbatteremo la testa nelle nostre stesse metropoli. L'Altro allora va ricercato dentro di noi?
Se l'uomo e la donna occidentali non possono assolutamente prescindere dal loro pesante bagaglio culturale; se Pechino o Tokyo o Shangai o Buenos Aires non sono più l'Altro, sbatteremo la testa nelle nostre stesse metropoli. L'Altro allora va ricercato dentro di noi?
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