
È naturale che noi cerchiamo una regola del gusto, una regola mediante la quale possano essere conciliati i vari sentimenti degli uomini, o almeno una decisione che, una volta espressa, confermi un sentimento e ne condanni un altro […].
Fra le mille differenti opinioni che uomini diversi possono nutrire a proposito dello stesso soggetto ve n’è una, e una sola, che è giusta e vera, e l’unica difficoltà è quella di stabilirla e di accettarla. Al contrario, mille diversi sentimenti suscitati dallo stesso oggetto sono tutti giusti perché nessun sentimento rappresenta quello che è realmente nell’oggetto. Esso indica solamente una certa conformità o relazione fra l’oggetto e gli organi o facoltà della mente; e se questa conformità non esistesse realmente non sarebbe possibile nemmeno che ci fosse il sentimento. La bellezza non è una qualità delle cose stesse: essa esiste soltanto nella mente che le contempla e ogni mente percepisce una diversa bellezza. Può anche esserci qualcuno che percepisce una bruttezza dove un altro prova un senso di bellezza; e ognuno dovrebbe appagarsi del suo sentimento senza pretendere di regolare quello degli altri. Cercare la reale bellezza o la bruttezza reale è una ricerca infruttuosa quanto pretendere di stabilire quel che è realmente dolce o realmente amaro […].
È evidente che nessuna regola di composizione è determinata in base a ragionamenti a priori o può essere considerata come un’astratta conclusione dell’intelletto mediante il confronto di quei caratteri e di quelle relazioni di idee che sono eterne e immutabili. Il loro fondamento è lo stesso di tutte le scienze pratiche: l’esperienza; si tratta solamente di osservazioni generali relative a ciò che si è trovato universalmente piacevole in tutti i paesi in tutte le epoche.
David Hume, Saggi di Estetica, 1994, pp. 42-44
A volte penso che la Storia non esiste e sia solo uno strumento per mettere in sequenza gli eventi. Ma il pensiero degli uomini difficilmente può essere incanalato nel dispiegarsi del tempo, in maniera progressiva: un passo come questo, di un filosofo inglese del Settecento, può dare input tanto quanto gli scritti di MacLuhan.
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