11/07/09
[pensare]
Perché ricordare il passato? Cosa fa della memoria un tasto fondamentale del nostro essere vivi e, soprattutto, presenti? Ricordare non significa elencare una trafila di dati e concetti che possano essere fruibili in società; ricordare significa tornare a ogni nostra singola madeleine e trarne dei significati. Mi chiedo: come è possibile trarre dei significati da ciò che ci è intorno se prima non è possibile farlo da ciò che ci appartiene veramente, dal nostro essere o, propriamente, dal nostro divenire? Io credo che la fragilità risieda nell'incapacità di fare i conti con i propri limiti. Condizione umanissima. Ma non umanistica, infine. Ricordare significa dare un valore; il ricordare mio significa dare un valore il più universale possibile, come tendente all'infinito, nell'aspirazione di un pover'uomo di lettere. La memoria non è un edificio dove la burocrazia muove le sue efficienti zampe; memoria è eleaborazione del passato, del mio passato, del passato di chi mi incontra e del passato che sfiora la mia linea come una tangente inespressiva. La memoria è costruzione - non ricostruzione, è banale - di un Io, che voglia esistere come un di più, senza saperlo e senza volerlo, pur presupponendo. Perché chi traccia tali pensieri è un ipocrita, colui che, dando un segno, si nasconde nella propria mediocrità.
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