Quando si tenta un’analisi critica del percorso di un artista, credo che l’errore più grande, nonostante o grazie alla sua necessità, sia una considerazione di tipo storico. Se certo da una parte sia positivo e rivelatorio conoscere il susseguirsi cronologico dei processi e dei prodotti, affidarsi eccessivamente a una sequenza temporale rischia di ottenebrare i contenuti di verità all’interno delle singole opere, che sono poi ciò che ci rimangono. Perché se c’è un campo che si presta meno a questo approccio, se vogliamo dare giudizi di valore, è proprio quello artistico: nessun percorso quanto quello di un artista necessita la linfa vitale dello sbaglio e del dubbio. Altrimenti ci troveremmo davanti a un professionista e, nonostante gli entusiasti del libero scambio possano storcere il naso, per un artista il dubbio è infinitamente più salutare rispetto a qualsiasi altra categoria professionale. L’opera d’arte è un’epifania, è una rivelazione anche allo stesso che l’ha prodotta, perché raggiunge un’unitarietà di mezzi e contenuti più per un’alchimia che per un’operazione scientifica. In qualche modo è assemblabile alla filosofia, non secondo un rapporto di competizione o presunta superiorità dell’una o dell’altra, bensì come capacità di illuminazione: il genio non si manifesta tanto nell’uomo quanto nell’oggetto e non tutte le opere sono geniali, così come la successiva non sarà forzatamente migliore della prima.
D’altra parte è utile alla critica elaborare un percorso concettuale e individuare la matrice di un percorso: da quella sarà possibile giungere a un giudizio di valore particolare.
Quando si compie un atto creativo non basta farsi sostenere dalle intuizioni, ma occorre che esso abbia un senso effettivo di compiutezza. Perciò un artista è anche necessariamente un critico: non certo nel senso comune del termine di chi commenta e penetra l’opera attraverso la parola scritta, bensì nel senso di un’autoriflessione sul proprio prodotto attraverso la sua continua rilettura. Baudelaire scriveva che occorreva essere un grande critico per essere un grande poeta, perché ogni grande poeta era posseduto dallo spirito critico. Discorso circolare e convincente che sarà ripetuto in maniera concettualmente analoga da Wilde nel suo dialogo del Critico come artista. L’importante è scindere l’ambito della critica come operato letterario da quello della critica come facoltà dello spirito.
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23/01/08
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