Per vedere quale sottobosco esista nella scena artistica contemporanea, basta leggersi con gusto il forum di Exibart: non pensavo possibile potesse trovare ospitalità tanta summa del luogo comune italico. Tanti entusiasti del pennello pronti a denigrare il sistema tanto pronti a saltare su un carro qualsiasi per ottenere visibilità. Forse il guaio dell'arte del nostro Belpaese è che i cosiddetti artisti non hanno ancora capito la differenza tra professionismo e dilettantismo. Il dilettantismo è un'occupazione nobilissima, di colui che nella vita quotidiana fa ciò che deve fare e che nel tempo libero si dedica alla creatività. Quella creatività che, tra sofferenze fisiche immani, affrontano i professionisti finché non giunga il giorno tanto atteso in cui il proprio lavoro viene riconosciuto e comincia a fruttare soldini. Perché non c'è niente di più assurdo di un "artista" che se ne stia in chiuso in studio a "creare". Cosa significa? Forse la letteratura pop su Van Gogh continua a eccitare le menti confuse, in perenne attesa che un critico o un gallerista visiti il suo studio. Ma se egli se ne sta rinchiuso, quale speranza potrà mai avere? Fare l'artista non differsice dal fare qualsiasi altra professione, se ci si vuole affermare. Certo, i contenuti sono grandi, profondi, disturbanti, ma se non mi faccio vedere, sentire, se non rompo le balle insomma, cosa diamine mi aspetto dal "sistema"? Perché il sistema esiste - ci mancherebbe altro - ed è il sistema più bello tra quelli contemporanei, perché si tratta di quello più aperto. Io artista, critico, curatore (i livelli infimi del sistema) so che se ciò che penso, faccio e dico ha un valore, esso verrà almeno riconosciuto da qualcuno. Basta alzare la voce. E se non piace, un qualche esamino di coscienza me lo farei, piuttosto che vivere d'invidie cancerogene. La vita è una costante ricerca del limite, ma il proprio limite si scontra per necessità con il limite degli altri e allora è in questo limbo ambiguo che la propria coscienza si risveglia: qual è il mio limite? Sono in grado di andare sempre e sempre avanti? La critica di un artista deve essere in prima istanza un’autocritica, ma essa è impossibile senza un confronto diretto con chi si stima e con chi, pur non stimando, siede più in alto di noi. Dunque piantiamola con i piagnistei italici e finiamola con questa pittoresca vangoghizzazione dell'arte (vangoghizzazione pop ovviamente, perché Van Gogh era tutt'altro che fuori dal sistema dell'arte a lui contemporaneo).
Dunque mi rivolgo ai giovani artisti: parafrasando Baudelaire, non è il buon pittore che fa un grande artista. Il grande artista è, e la sua grandezza si afferma tramite il giudizio degli altri – ci mancherebbe che l’opera d’arte non si sottoponesse al giudizio! – e se lo è sarà per forza un buon pittore. Dunque rifuggiamo insieme la dialettica tecnica-arte e abbracciamo quella arte-tecnica: Michelangelo non è stato un grande artista perchè dipingeva e scolpiva bene; è stato un grande artista e punto: perciò ha disegnato e scolpito in maniera sublime. Prima l’arte – che è mentale e sopraffina – e poi la tecnica verrà di conseguenza.
PS: mi sembra un discorso talmente stupido da fare, e talmente ovvio, che mi stupisco di me: ma, essendo questo un blog pubblico e probabilmente i pochi che lo seguono sono artisti, mi sembrava giusto puntualizzare una cosetta.
[...] Ma un grande pittore è per forza un buon pittore, in quanto l'immaginazione universale include l'intelligenza di tutti i mezzi e il desiderio di acquisirli. [...]
Charles Baudelaire, L'opera e la vita di Eugène Delacroix
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17/11/07
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