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14/01/08

Emmanuel Lévinas


Riguardo a una questione sollevata da una persona a me cara.

La giustizia è sempre revisione della giustizia e attesa di una giustizia migliore. [1]

Ovviamente Lévinas parla per termini astratti, e questo si può applicare anche ai grandi termini astratti del nostro bistrattato umanesimo (Bene, Felicità, Verità, Giustizia). Sono termini che non sappiamo definire se non per antitesi al loro contrario. Un contrario (Male, Infelicità, Apparenza, Ingiustizia) che noi conosciamo bene perché lo viviamo ogni giorno. Il nostro spirito critico è quotidianamente solleticato da ciò che non va in funzione di qualcosa che invece andrebbe: è la nostra aspirazione di uomini più o meno liberi (infatti anche la nostra Libertà è in funzione di una nostra percezione di Schiavitù). Io in quanto uomo dunque so cosa sia il Tempo anche se non so spiegarlo [S. Agostino o S. Tommaso non ricordo]. E questo non è che lo stesso aforisma di Lévinas. Bene o Felicità non sono altro che definizioni per difetto di ciò che conosciamo bene e che sopportiamo. Mi riesce difficile pensare a questi termini e poi definirne l'opposto. Molto più semplice e dannatamente filosofico l'altro versante. Certo, a meno che non si abbia la fede, e allora quello è un campo dove ancora mi trovo straniero, umanamente straniero! D'altro canto il termine centrale ritengo essere invece Speranza, perché laddove decadesse, ogni nostra buona e forte determinazione andrebbe incontro a un destino amaro di oblìo e decadenza. Credo che la vita oscilli tra questi due archetipi -ying e yang-, Rassegnazione e Speranza; e il delicato equilibrio tra le due determinano la nostra fragile esistenza. A questo punto sono d'accordo con Pascal, che diceva che tra credere o non credere fosse meglio il primo. Sperare è meglio che rassegnarsi. A meno di non godere di un lauto assegno mensile.

[1] E. Lévinas, L'io e la totalità, in Tra noi. Saggi sul pensare-all'altro, Jaca Book, Milano, 1998, p. 231

Ogni definizione è per assenza. Poichè non conosciamo che enti parziali -cioé del mondo- gli enti assoluti sono per noi inconoscibili se non definiti per ciò che non sono gli enti parziali. Per conoscere il Bene, occore partire dal Male e meglio ancora dal Male ospite nel nostro cuore.
Sembra un'operazione matematica, ma questo è il paradosso della filosofia. Spicciola.